Da alcuni spunti tratti dagli scritti di Johanna Rahner, docente di Teologia fondamentale a Tubinga, ho recentemente sviluppato alcune considerazioni in merito alla riscoperta e al conseguente rilancio della tradizione dei cammini di pellegrinaggio di origine medievale e un tempo imprescindibili nella formazione spirituale del cristiano. Non c’è oggi regione e provincia europea che non abbia rispolverato un suo “Cammino” spesso e volentieri inventato di sana pianta anche se storicamente plausibile e credibile. Questi itinerari rappresentano ormai un affermato fenomeno sociale, culturale, turistico, ma solo in minima parte mantengono il loro primigenio significato religioso e spirituale.

Condivido senza problemi il punto di vista della Rahner che l’epoca moderna possa essere identificata o definita come il tempo del massimo splendore del millenarismo. Già, il millenarismo! Mai scomparso, mai dimenticato nella storia e nelle evoluzioni del pensiero europeo in ambito cristiano e non solo. E proprio da qui inizio questo articolato ma breve percorso di riflessione che segue il tracciato del pensiero della teologa tedesca. Il millenarismo è da intendere oggi nel senso di una variante secolarizzata del chiliasmo cristiano, ossia una prosecuzione secolare, una scristianizzazione del patrimonio di idee originariamente cristiane. Ma il millenarismo può anche essere inteso in modo opposto, come una assimilazione cristiana non casuale di pensieri moderni, specificamente illuministici. L’illuminismo è uno spartiacque. Il chiliasmo cristiano dell’epoca moderna e contemporanea è infatti rappresentato come una sorta di rielaborazione del potenziale storico-spirituale ed etico dell’Illuminismo nel medium di una speculazione cristiana sulla storia. Guardando l’attuale corso della storia è possibile distinguere una forma positiva e una negativa di aggancio al millenarismo. Nel primo caso, il chiliasmo è alla base di tante utopie sociali fiorite negli ultimi secoli, si potrebbe quasi parlare senza forzature di una diretta interazione tra l’eticizzazione kantiana dell’escatolgia o, meglio, la pedagogizzazione lessinghiana della fede nella rivelazione e il sorgere di millenaristiche utopie della storia. Il modello del pensiero lessinghiano, di voler comprendere la fede nella rivelazione come “educazione del genere umano”, rende fluidi i passaggi da un’interpretazione teologica della storia a un’idea secolare ed etica del progresso. La variante negativa impronta certi raggruppamenti settari in ambito angloamericano. Sono varianti piuttosto secolari che possono essere identificate come movente dell’eredità di un modo apocalittico di pensare, delineato come fenomeno culturale, ma spesso con connotazioni politiche. Basti vedere la diffusione sia nell’ambito politico neocon/teocon sia nel vasto campo delle sette religiose, fino all’idea preminente degli USA come redeemer nation del mondo. Si notano facilmente delle polarità assai diverse: da un’intensa attesa a breve termine del futuro fino a un esclusivismo di alcuni gruppi inteso già come vita nel paradiso; da una svolta epocale vista in senso piuttosto spirituale fino a un sovvertimento radicale che deve trasformarsi in rivoluzioni autonome. L’attrattività del pensiero chiliastico in questi ambiti è indubbia e si fonda sulla sistematica possibilità di interpretarlo come pensiero del presente che è percepito caotico. Questa intepretazione libera la speranza, poiché rinvia l’agire a Cristo o a Dio, e al tempo stesso alimenta la speranza in una fine ordinata e, quindi, la speranza nell’eliminazione del caos sperimentato. La sopravvivenza non religiosa di tradizioni chiliastiche è indice della loro costante attrattiva e della continua rigenerazione delle stesse. Esse si trovano disgiunte dal loro generale orizzonte apocalittico nella veste civile-religiosa pacificata, dal “pursuit of happiness” della Costituzione americana degli Stati Uniti, all’ordem e progresso della bandiera nazionale brasiliana, fino alla tesi di Fukuyama sulla “fine della storia” nella sua comoda e inoperosa variante della tarda modernità. Al posto di una cristiana teologia della storia, le filosofie della storia più o meno politicamente impegnate e le secolari teorie del progresso di Hegel arrivano, attraverso Feuerbach e Marx, fino alla “filosofia della speranza” di Ernst Bloch; tutti questi movimenti sono conclusi dal controprogetto di Friedrich Nietzsche. Questo è il sintetico quadro di insieme che andrebbe ovviamente approfondito. Sono comunque le tracce inelubili, e tanto basta, per capire lo sviluppo della speculazione attuale in tale contesto.

Alla fine del XX secolo, le escatologie e le filosofie della storia secolari hanno sicuramente perso il loro fascino, la loro trasposizione nella politica reale può essere considerata, a conti fatti, fallimentare ed hanno quindi deluso la speranza riposta in esse; restano tuttavia ancora in atto i loro automatismi che sono difficili ad estinguersi.

Certamente tali filosofie non si identificano più come impegnativi programmi politici, ma si presentano in forma di individualistiche rappresentazioni della salvezza e della redenzione. Se oggi si cercano i luoghi di siffatte forme di religiosità, non li si trovano tanto in ambiti influenzati dalla chiesa, ma molto di più in quelle proposte spirituali che molto spesso si leggono e si ascoltano quotidianamente nei media, nei social e addirittura in non poche campagne pubblicitarie. Si tratti del Cammino di Santiago di Compostela o di iniziazioni alla meditazione orientale, dello yoga o di altro ancora, poco cambia. La ricca offerta in questo supermercato della meditazione e della spiritualità pronte all’uso è rivolta proprio al mainstream delle persone in ricerca del senso del nostro tempo, che accorrono e credono, o vogliono credere, anche se non sanno esattamente cosa. È avvincente in queste casistiche la variante economicizzata, tipicamente occidentale, dell’appropriazione della spiritualità orientale, nella quale dominano i «principi della prestazione e della cura di sé» (Magnus Striet). E così le leggi del mercato determinano anche la vita spirituale: ciascuno è artefice della propria felicità e redenzione! Ciascuno si ritaglia in modo quindi soggettivo e relativo il proprio percorso di redenzione e quasi sempre dietro corrispettivo e relativo tornaconto. Per questo serve tutto, o almeno piace crederlo, e alla fine l’uomo deve solo giustificare e legittimare se stesso. Nessuno quindi si stupisce se gli scaffali delle librerie o le pagine dei siti sul web traboccano di manuali per migliorare se stessi. Il «colui che sempre si è nella ricerca affaticato, noi lo possiamo redimere» (Johann Wolfgang von Goethe), nella forma del «tu devi cambiare la tua vita» (Peter Sloterdijk), diventa l’imperativo della «ego-nobilitazione» (Patrick Schwartz). Ma così tale percorso di meditazione si trasforma nella trappola della vita umana a cui nessuno riesce a sfuggire. Sembrano dominare qui gli ideali di un progetto filosofico del futuro completamente diverso dal passato che ho velocemente ricordato prima. Un progetto che mi ricorda quello di Nietzsche. In sintesi: l’uomo è capace di tutto, ma non può garantire nulla. Ma questa è un’altra storia che ci porterebbe a riflessioni ben più vaste e magari fuorvianti. Qui mi basta solo accennarlo.

Quale conseguenze trarne? E mi riferisco nello specifico ai “Cammini”. In origine, appunto, erano percorsi squisitamente cristiani, itinerari di penitenza, di mortificazione, di preghiera, di ascesi. Oggi sono quasi sempre di tutt’altro tenore. Sono escursioni del ricordo, di taglio meramente culturale e storico, ludico e turistico con il fine di far star bene e di migliorare se stessi nel novero della sopra accennata “ego-nobilitazione”. Obiettivi che sono alla base apprezzabili e meritevoli, sicuramente da valorizzare e da non scartare a priori, ma i “Cammini” nel senso primigenio e cristiano del termine sono un’altra cosa. E questo aspetto andrebbe ricordato ed enfatizzato per evitare di confondere gli ambiti, le finalità e i significati. Basterebbe denominarli in un altro modo e avere cura di inserirli in un altro contesto a loro più appropriato.

Claudio Bollentini

*Tratto da: Claudio Bollentini, Ragione e paradosso, Youcanprint-ebook, 2020.

Di Claudio Bollentini

Presidente di Monastica Novaliciensia Sancti Benedicti - https://www.linkedin.com/in/claudiobollentini/

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